S-TRIKE INNOVAZIONI PER LA MOBILITA' ECOLOGICA
 BICICLETTE, TRICICLI E VEICOLI ECOLOGICI A PEDALATA ASSISTITA ELETTRICAMENTE

Cicloturismo e viaggi

Viaggio con tricicli elettrici serie HP in Ardeche

 

Viaggio con bici elettriche in Languedoc

Laura e Roberto, 16-24 agosto 2005


 

La meta del viaggio viene decisa come al solito all’ultimo momento ed un po’ a casaccio, all’insegna del motto “andiamo in Francia, che tanto è bella tutta”, l’importante è andare con le bici elettriche, che Roberto vuole provare in un viaggio un po’ lungo, con bagagli e su strade di vario tipo.
Io non sono entusiasta, sono tradizionalista e poco propensa alle sperimentazioni, e preferirei la mia solita bici da città, ma ben munita di cambi, anche se certamente mi attira l’idea di fare meno fatica e di poter andare dappertutto, anche su lunghe salite. Dopo qualche debole litigio cedo ed è deciso: andremo io con il triciclo S-Trike e Roberto con la Trekking, naturalmente ambedue a pedalata assistita da motore elettrico, meta il Canal du Midi, nel sud della Francia, di cui conosciamo solo vagamente il nome.
Il 16 agosto partenza all’alba da Torino e via tutto filato fino a Beziers, da dove inizierà il tour in bici.
Fin qui tutto bene, i problemi cominciano quando arriviamo in città e non troviamo un albergo neanche a morire; abbiamo sì la tenda e tutto il resto, ma siamo stanchi e non abbiamo voglia di usarla. Finiamo in un hotel costoso del centro, catena “Mercure”che sembra di essere qui per lavoro e Roberto dice che li fanno identici in tutto il mondo così non senti la nostalgia.
Il mattino dopo dobbiamo trovare un posto dove lasciare l’auto per una settimana, rimontare le bici, sistemare i bagagli ultraridotti nelle relative borse ecc.. e naturalmente non possiamo farlo nel garage dell’hotel di lusso. Allora nuova ricerca di albergo (passeremo così tutta la vacanza? ) ed approdiamo stavolta in un albergo per camionisti sulla strada per Narbonne che è perfetto per i nostri scopi: sono le 14, il sole è a picco tiriamo giù tutta la mercanzia, rimontiamo le bici e, maledizione, il triciclo non parte! Roberto deve trovare cosa si è guastato durante il trasporto, stipato nel portabagagli; io gli porgo gli attrezzi cercando di resistere alla depressione ed autonominandomi “assistente del mago”. Ma molto rapidamente il triciclo è riparato (uno stupido cavetto staccato scaricando le bici in modo un po’ maldestro) ed allora non ci sono più scuse: si parte! Abbandoniamo l’auto e d’ora in poi utilizzeremo solo le bici elettriche.

via lungo il canale..

 Le chiuse a più livelli di Bezier

Il ponte-canale di Bezier sul fiume Orbe


Con nostra gioia l’albergo è a due passi dal canale, che è bellissimo, ombreggiato da platani centenari, solcato da lenti barconi a motore affittati dai turisti ( le penichette) che per fortuna non hanno nulla a che vedere con quelli ormeggiati nei porti delle stazioni balneari, ma mi ricordano illustrazioni di romanzi francesi dell’800 letti nell’adolescenza. Vediamo le chiuse rimaste intatte da quando furono costruite nel ‘600 e ci viene una grande curiosità per quello strano personaggio, Ms Riquet, da noi praticamente sconosciuto ma sicuramente un eroe in Francia, che aveva capito l’importanza di creare un collegamento via acqua tra Atlantico e Mediterraneo, era riuscito a farsi ascoltare dai potenti e l’aveva realizzato (250 km ) a dispetto di tutto e tutti pagandolo anche in parte di tasca propria. La particolarità delle chiuse è che permettono alle barche di superare dislivelli notevoli (spettacolari quelle di Bezier).
Altri elementi spettacolari sono i ponti-canale, dove il canale (e le barche che vi navigano) supera con un robusto ponte, il fiume sottostante!
Lungo le rive del canale s’incontrano paesini dove la vita sembra scorrere uguale da sempre, non disturbata da un moderato flusso di turisti e con attrezzature d’accoglienza perfettamente inserite nel contesto del paese. Non sempre seguiamo la pista sterrata che costeggia il canale in tutta la sua lunghezza, a tratti ce ne stacchiamo perché è anche bello pedalare nelle stradine tra le vigne della campagna circostante e si va anche un po’ più veloci.
Abbiamo anche qualche piccola disavventura tecnica, si rompe un pezzo del parafango di Roberto e si buca una gomma del triciclo, però siamo ampiamente ricompensati dall’arrivo a Somail, piccolo porto di sosta per i barconi, e gioiello di semplicità e bellezza il paese, poche case di pietra (alloggeremo in una di queste, gestita da una coppia belga) un bel ristorante, un barcone adibito a bottega, addirittura una libreria antiquaria ed un museo dei cappelli.
   
Il giorno successivo siamo ancora nei pressi del Canal du Midi (è difficile staccarsi da questa atmosfera antica) vediamo il ponte canale di Repoudre, il paesino di Homps, il tracimatoio di Argent Double, facciamo una puntata a Rieux Minervois, dove una buffa signora dell’ufficio turistico quasi ci costringe con il suo entusiasmo alla visita della bella chiesa romanica e poi giù fino a Trebes, di nuovo sul canale, passando per stradine immerse tra le vigne.
  
Il giorno dopo la meta è Carcassonne: quando arriviamo siamo un po’ intimiditi dalla folla di turisti e dalla città, pochi giorni sono già bastati per “disurbarci”, poi è anche il primo parcheggio cittadino dei nostri mezzi, il collaudo dell’antifurto elettronico del triciclo e allora siamo un po’ in ansia e mentre giriamo per la città ogni tanto torniamo a vederle e tutto funziona perfettamente, c’è sempre qualcuno che si ferma interessato a guardarle. Quando siamo completamente tranquillizzati, andiamo alla Citè medieval  (splendida!)e ci godiamo anche una rappresentazione teatrale all’aperto, ispirata ai tempi della crociata contro gli Albigesi, (tutta la zona è ricca di testimonianze storiche di quei tragici eventi),  con cavalli e cavalieri, banditori, buffoni,signori, purtroppo condita di vera pioggia che ci prendiamo tutta perché non vogliamo perderci lo spettacolo. 


  
Verso sera decidiamo di dirigere il nostro percorso verso la Montagne Noire (circa 1000 m. di altitudine), anche se il tempo è orribile, fa freddo e tira vento: vogliamo provare i nostri mezzi su una lunga salita, vedere come si comportano e quanto siano affidabili. E veramente mettiamo a dura prova noi e loro, con la pioggia, il vento contro, la salita… però, anche se per strada malediciamo, con addosso tutti i pochi vestiti che abbiamo per difenderci dal freddo, poi siamo contentissimi perché il rendimento dei mezzi è ottimo e arriviamo da trionfatori nella locanda “Les Santolines” di Cuxac Cabardes (qualcuno degli avventori ci aveva visto lungo la strada, decisamente non passiamo mai inosservati ) dove c’è il fuoco acceso nel camino e la cena pronta. . Sembra una costante del viaggio, ma forse lo è della vita: più fatichi e più c’è qualcosa di bello che ti aspetta per godertelo.
L’albergo è di due ragazzi che hanno mollato il loro lavoro a Parigi, hanno comprato una vecchia casa di pietra, l’ hanno risistemata con grande gusto e rispetto e adesso ci vivono e ci lavorano.
Al mattino dopo il brutto tempo ci perseguita, ma proseguiamo comunque nel nostro itinerario sulla Montagne Noire, superiamo il valico entrando nel parco di Haute Languedoc, sostiamo per un po’ di tregua sul lago di Les Montagnes, visitiamo il paesino medioevale di Hautpoul e finalmente,dopo una spettacolare discesa, arriviamo a Mazamet, la città principale della zona.
Purtroppo continua a far freddo e piove, e decidiamo di fermarci dopo circa dieci km, a Saint Amans-Soult. Anche questa volta capitiamo da persone che hanno deciso di dare una svolta alla loro vita: due inglesi, marito e moglie, che hanno abbandonato l’Inghilterra e si sono trasferiti in questo posto dopo aver comprato una vecchia casa di campagna, probabilmente molto malandata, e la stanno sistemando da soli, poco per volta, ricavandone una parte da adibire a bed and breakfast. Vorrei chiedergli cosa non andava nel loro paese (avrà a che fare con la politica di Tony Blair? ) ma non sono così chiacchieroni come i due parigini e lascio perdere.
  
L’itinerario per il giorno dopo è di arrivare a St.Pons de Thomière e poi da lì tornare a Beziers lungo la valle del fiume Orbe: finalmente il tempo è migliorato e tutto ci sembra facile.
Nel primo tratto di strada visitiamo la grotta de la Devèze, interessante per le stalattiti e stalagmiti di aragonite e calcite, poi pranzo al sacco nei giardini pubblici di St. Pons e girovaghiamo un po’ a vedere la cittadina, quindi per strada fino ad Olargues,dove rimaniamo incantati dalla bellezza del paese, il ponte del diavolo, le case di pietra, il museo con la chiesa prospiciente dove veniamo accompagnati da un simpatico signore olandese (anche lui ha cambiato vita? ) che accudisce con amore chiesa e museo.
Sull’onda dell’entusiasmo per la piega presa dagli eventi, decidiamo che l’ultima sera useremo finalmente la tenda, che per tutto il viaggio ha fatto bella mostra di sé impilata sopra il bauletto del triciclo, e campeggiamo a Tarassac, scoprendo, cosa ovvia, che trovare campeggio è molto più facile che trovare albergo.
 
Il giorno dopo, è il settimo ed ultimo giorno di bici,scendiamo lungo la valle dell’Orbe in un magnifico paesaggio di coltivazioni, vigneti, alberi carichi di fichi succolenti a cui si può attingere passando,e giù in fondo alla valle il luccichio del fiume, sparso di piccole rapide e solcato da mille canoe colorate da cui giungono fin su gli strilli di piacere e terrore degli occupanti. Ultima visita è al Jardin Mediterraneen a Rochebrun, dove piante grasse, mimose ed agrumi convivono felicemente aggrappate al pendio di una collina.
A sera il viaggio termina a Beziers e il mattino dopo ristipiamo le bici in auto e si ritorna a Torino.
   

Considerazioni finali: grande soddisfazione per le prestazioni delle nostre bici elettriche, il triciclo
S-Trike e la Trekking, che si sono rivelate affidabili su lunghi percorsi, e con tante qualità aggiuntive, per esempio ti danno la possibilità di trasportare più bagaglio, ti liberano dalle incertezze sul percorso (tipo ce la farò a pedalare così a lungo o così in salita? ) il tutto ottenibile con una operazione di modesto impegno come quella di ricaricare le batterie di notte (abbiamo sempre ottenuto con facilità la disponibilità di una presa elettrica nei posti di sosta). Le batterie sono state all’altezza della situazione, e ci hanno sempre permesso di giungere a destinazione senza patemi d’animo, pur facendo circa 60 Km al giorno in condizioni anche difficili. La bici Trekking si è rivelata più adatta ai percorsi fuoristrada, mentre il triciclo S-trike era a volte meno maneggevole su sentieri sconnessi e stretti. In compenso S-trike è stato impareggiabile sui percorsi stradali perché, oltre a trasportare molto più carico, grazie alla posizione reclinata ed alle tre ruote, mi ha permesso di guidare in tutta sicurezza e di giungere alla meta senza affaticamenti. La possibilità di dosare l’intervento del motore elettrico ci ha consentito di fare un buon esercizio fisico ed alcuni tratti solo a pedali.
Alla prossima!
Laura